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Qualcuno
da un'infinita altezza
ai marciapiedi del mondo
è disceso, per piangere
la più miserabile delle morti:
solo un sacco grinzoso
con pochi fili bianchi
soffocato nel terrore
tra sputi e rantoli,
forse bestemmiando.
Eppure lo piange
come i beni perduti
di giovinezza e bellezza.
Così una madre piange il figlio.
Ma il suo dolore è inconsolabile
perché sopra di sé non ha nessuno.
Lo bacia sulle labbra tumefatte
come baciò Mosè,
d'un bacio profondo
più della colpa e del peccato,
e lacrime indicibili
mescola con quella morta saliva.
Lui, la Vita, in una cosa oscura
che fu carne brutale e forse amore,
vede l'Adamo perduto, il volto
per cui discese fino al nostro inferno,
l'inferno dell'umana libertà.
E una volta ancora senza esitare
la sua perfezione immacolata,
troppo alta per i nostri sguardi,
s'è inchinata alla polvere che siamo.